Venerdì 2026-11-06

Venerdì della XXXI settimana del Tempo Ordinario

Tempo ORDINARIO
XXXI
Salterio III
Ciclo A (II)

Informazioni Liturgiche

Grado
Feria
Tempo
ORDINARIO
Settimana
XXXI
Salterio
III
Ciclo / Biennale
A / II

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Ufficio delle Letture (Biennale)
BIENNALE 31a SETTIMANA Anno Pari Venerdi Prima Lettura Dal libro della Sapienza (16,2b-13.20-26) Benefici di Dio verso il suo popolo Tu beneficasti il tuo popolo; per appagarne il forte appetito gli preparasti un cibo di gusto squisito, le quaglie. Gli Egiziani infatti, sebbene bramosi di cibo, disgustati dagli animali inviati contro di loro, perdettero anche il naturale appetito; questi invece, dopo una breve privazione, gustarono un cibo squisito. Era necessario che a quegli avversari venisse addosso una carestia inevitabile e che a questi si mostrasse soltanto come erano tormentati i loro nemici. Quando infatti li assalì il terribile furore delle bestie e perirono per i morsi di tortuosi serpenti, la tua collera non durò sino alla fine. Per correzione furono spaventati per breve tempo, avendo già avuto un pegno di salvezza a ricordare loro i decreti della tua legge. Infatti chi si volgeva a guardarlo era salvato non da quel che vedeva, ma solo da te, salvatore di tutti. Anche con ciò convincesti i nostri nemici che tu sei colui che libera da ogni male. Gli Egiziani infatti furono uccisi dai morsi di cavallette e di mosche, né si trovò un rimedio per la loro vita, meritando di essere puniti con tali mezzi. Invece contro i tuoi figli neppure i denti di serpenti velenosi prevalsero, perché intervenne la tua misericordia a guarirli. Perché ricordassero le tue parole, feriti dai morsi, erano subito guariti, per timore che, caduti in un profondo oblio, fossero esclusi dai tuoi benefici. Non li guarì né un’erba né un emolliente, ma la tua parola, Signore, la quale tutto risana. Tu infatti hai potere sulla vita e sulla morte; conduci giù alle porte degli inferi e fai risalire. Hai sfamato il tuo popolo con il cibo degli angeli, dal cielo hai offerto loro un pane pronto senza fatica, pieno di ogni delizia e gradito a ogni gusto. Questo tuo alimento manifestava la tua dolcezza verso i tuoi figli; si adattava al gusto di chi ne mangiava, si trasformava in ciò che ognuno desiderava. Neve e ghiaccio resistevano al fuoco senza sciogliersi, perché riconoscessero che i frutti dei nemici il fuoco distruggeva ardendo tra la grandine e folgoreggiando tra le piogge. Al contrario, perché si nutrissero i giusti, dimenticava perfino la propria virtù. La creazione, obbedendo a te suo creatore, si irrigidisce per punire gli ingiusti, ma s’addolcisce a favore di quanti confidano in te. Per questo anche allora, adattandosi a tutto, serviva alla tua liberalità che tutti alimenta, secondo il desiderio di chi era nel bisogno, perché i tuoi figli, che ami, o Signore, capissero che non le diverse specie di frutti nutrono l’uomo, ma la tua parola conserva coloro che in te credono. Responsorio (Sap 16,20; Gv 6,56) R. Hai sfamato il tuo popolo con il cibo degli angeli, dal cielo hai offerto loro un pane pronto senza fatica, * pieno di ogni delizia. V. Chi mangia questo pane vivrà in eterno; questo è il pane disceso dal cielo, R. pieno di ogni delizia. Seconda Lettura Dal "Commento sul salmo 118" di sant’Ambrogio, vescovo (7,7-8) Nel tempo della nostra umiliazione la speranza ci consola Nel tempo della nostra umiliazione ci consola la speranza che «non delude» (Rm 5,5); penso che il tempo dell’umiliazione per la nostra anima è quello delle tentazioni. Essa è umiliata quando viene abbandonata al tentatore e messa alla prova con duri travagli, perché lotti e combatta, sperimentando lo scontro con la potenza avversa; ma in queste tentazioni riceve vita dalla parola di Dio. Questa è infatti la sostanza vitale della nostra anima, ciò da cui è nutrita, accresciuta e guidata. Nient’altro fa vivere l’anima dotata di ragione quanto il colloquio con Dio. La parola di Dio, quando è ricevuta, compresa e accolta, fruttifica nella nostra anima e ne aumenta la vita: al contrario, se viene a mancare il colloquio con Dio nella nostra anima, la sua vita viene meno. E come questo nostro composto di anima e corpo è animato, nutrito e sostenuto dallo spirito vitale, così la nostra anima è vivificata dalla parola di Dio e dalla grazia dello Spirito. Perciò, posponendo tutto il resto, dobbiamo porre ogni attenzione nel raccogliere le parole di Dio perché diventino in noi il principio direttivo della coscienza, delle sollecitudini, dei pensieri e delle azioni, affinché ogni nostro atto sia conforme alle parole della Scrittura e nulla sia discordante dai precetti divini; anche noi così possiamo affermare: «La tua parola mi fa vivere» (Sal 118,50) «I superbi mi insultano aspramente, ma non devio dalla tua legge» (Sal 118,51). Il più grande peccato dell’uomo, da cui trae origine la nostra colpa, è la superbia: essa è la prima freccia con cui il diavolo ci ha ferito e abbattuto. Infatti se l’uomo, ingannato dalle parole suadenti del serpente, non avesse voluto essere come Dio e conoscere il vero e il falso, che non poteva discernere a fondo a causa della fragilità umana, e se perciò non avesse agito come fece, precipitando dalla felicità del paradiso per una temeraria presunzione: se insoddisfatto dei suoi limiti, non avesse infranto una proibizione, mai sarebbe ricaduta su di noi l’eredità di una colpa mortale. Responsorio (Sir 3,18-20; Pr 29,23) R. Quanto più sei grande, tanto più umiliati; così troverai grazia davanti al Signore * perché grande è la potenza del Signore e dagli umili egli è glorificato. V. L’orgoglio dell’uomo ne provoca l’umiliazione, l’umile di cuore ottiene onori, R. perché grande è la potenza del Signore e dagli umili egli è glorificato