Sabato 2026-11-07

Sabato della XXXI settimana del Tempo Ordinario | m

Tempo ORDINARIO
XXXI
Salterio III
Ciclo A (II)

Informazioni Liturgiche

Grado
Feria
Tempo
ORDINARIO
Settimana
XXXI
Salterio
III
Ciclo / Biennale
A / II

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Ufficio delle Letture (Biennale)
BIENNALE 31a SETTIMANA Anno Pari Sabato Prima Lettura Dal libro della Sapienza (18,1-16; 19,3-9) La notte della Pasqua Per i tuoi santi risplendeva una luce vivissima, essi invece, sentendone le voci, senza vederne l’aspetto, li proclamavan beati, ché non avevan come loro sofferto ed erano loro grati perché, offesi per primi, non facevano loro del male e imploravano perdono d’essere stati loro nemici. Invece delle tenebre desti loro una colonna di fuoco, come guida in un viaggio sconosciuto e come un sole innocuo per il glorioso emigrare. Eran degni di essere privati della luce e di essere imprigionati nelle tenebre quelli che avevano tenuto chiusi in carcere i tuoi figli, per mezzo dei quali la luce incorruttibile della legge doveva esser concessa al mondo. Poiché essi avevan deciso di uccidere i neonati dei santi – e un solo bambino fu esposto e salvato – per castigo eliminasti una moltitudine di loro figli e li facesti perire tutti insieme nell’acqua impetuosa. Quella notte fu preannunziata ai nostri padri, perché sapendo a quali promesse avevano creduto, stessero di buon animo. Il tuo popolo si attendeva la salvezza dei giusti come lo sterminio dei nemici. Difatti come punisti gli avversari, così ci rendesti gloriosi, chiamandoci a te. I figli santi dei giusti offrivano sacrifici in segreto e si imposero, concordi, questa legge divina: i santi avrebbero partecipato ugualmente ai beni e ai pericoli, intonando prima i canti di lode dei padri. Faceva eco il grido confuso dei nemici e si diffondeva il lamento di quanti piangevano i figli. Con la stessa pena lo schiavo era punito insieme con il padrone, il popolano soffriva le stesse pene del re. Tutti insieme nello stesso modo, ebbero innumerevoli morti, e i vivi non bastavano a seppellirli perché in un istante perì la loro più nobile prole. Quelli rimasti increduli a tutto per via delle loro magie, alla morte dei primogeniti confessarono che questo popolo è figlio di Dio. Mentre un profondo silenzio avvolgeva tutte le cose, e la notte era a metà del suo corso, la tua parola onnipotente dal cielo, dal tuo trono regale, guerriero implacabile, si lanciò in mezzo a quella terra di sterminio, portando, come spada affilata, il tuo ordine inesorabile. Fermatasi, riempì tutto di morte; toccava il cielo e camminava sulla terra. Mentre erano ancora occupati nei lutti e piangevano sulle tombe dei morti, presero un’altra decisione insensata, e inseguirono come fuggitivi coloro che già avevano pregato di partire. Li spingeva a questo punto estremo un meritato destino, che li gettò nell’oblio delle cose avvenute, perché colmassero la punizione, che ancora mancava ai loro tormenti, e mentre il tuo popolo intraprendeva un viaggio straordinario, essi incorressero in una morte singolare. Tutta la creazione assumeva da capo, nel suo genere, nuova forma, obbedendo ai tuoi comandi, perché i tuoi figli fossero preservati sani e salvi. Si vide la nube coprire d’ombra l’accampamento, terra asciutta apparire dove prima c’era acqua, una strada libera aprirsi nel Mar Rosso e una verdeggiante pianura in luogo dei flutti violenti; per essa passò tutto il tuo popolo, i protetti dalla tua mano, spettatori di prodigi stupendi. Come cavalli alla pastura, come agnelli esultanti, cantavano inni a te, Signore, che li avevi liberati. Responsorio (Cfr. Sap 19,5.1; Sal 77,20) R. I tuoi santi, Signore, obbedendo ai tuoi comandi, intrapresero un viaggio straordinario e furono preservati sani e salvi dai flutti violenti. * Comparve la terra asciutta e nel Mar Rosso una strada libera. V. Ecco, egli percosse la rupe e ne scaturì acqua, e strariparono torrenti. R. Comparve la terra asciutta e nel Mar Rosso una strada libera. Seconda Lettura Dal trattato "La contemplazione di Dio" di Guglielmo di Saint-Thierry, abate (N. 10) L’onnipotente parola scese dal suo trono regale O Signore che dài la salvezza e benedici il tuo popolo, che cosa è la salvezza se non amarti per tuo dono o meglio essere amati da te? Perciò, o Signore, hai voluto che il Figlio della tua destra, l’uomo che per te hai reso forte (cfr. Sal 79,18), si chiamasse Gesù, cioè salvatore; «egli infatti salverà il popolo dai suoi peccati» (Mt 1,21) e in nessun altro vi è salvezza. Egli ci ha insegnato ad amarlo amandoci per primo e fino alla morte di croce; con l’amore e la predilezione ha suscitato in noi l’amore per lui, che ci ha amati per primo sino alla fine. Tra i figli degli uomini la giustizia consiste in questo: amami, perché io ti amo. Ma è raro trovare chi possa dire: ti amo, affinché tu mi ami. Così tu hai fatto: ci hai amati per primo, come annuncia e proclama il servo del tuo amore (cfr. 1Gv 4,19). Sì, è proprio così: ci hai amato per primo perché potessimo amarti: non perché tu avessi bisogno del nostro amore, ma perché solo amando te avremmo potuto raggiungere il fine per cui ci avevi creato. Perciò «Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio» (Eb 1,1-2), il tuo Verbo; in lui «furono fatti i cieli, e dal soffio della sua bocca ogni loro schiera» (Sal 32,6). Parlare per mezzo di tuo Figlio è stato come manifestare in piena luce quanto e come ci hai amato. Tu non hai risparmiato tuo Figlio, ma per noi tutti hai dato colui che ci ha amato e ha offerto se stesso in sacrificio per noi. Questo è il tuo Verbo, o Signore, la parola onnipotente che ci indirizzi. Essa «mentre un profondo silenzio avvolgeva tutte le cose – il profondo silenzio dell’errore – si lancia dal tuo trono regale» (Sap 18,14.15) per debellare inesorabilmente il peccato e portarci la dolcezza del suo amore. E tutto ciò che fece, tutto ciò che disse sulla terra, perfino gli obbrobri che sopportò, perfino gli sputi e gli schiaffi, perfino la croce e il sepolcro, fu tutto un tuo parlarci nel Figlio, per suscitare e destare col tuo amore, il nostro amore per te. Tu sapevi infatti, o Dio creatore delle anime, che non si può imporre ai figli degli uomini questo amore, ma si deve invece suscitare; perché dove c’è costrizione non c’è più libertà e dove non c’è libertà non c’è giustizia. Ma tu, Signore giusto, volevi salvarci con giustizia, tu che non salvi e non condanni nessuno se non giustamente; tu che hai sostenuto il nostro diritto e la nostra causa e «siedi in trono giudice giusto» (Sal 9,5) giudicando la stessa giustizia da te creata: affinché ogni bocca taccia, e tutto il mondo venga sottomesso a Dio, perché tu hai compassione di chi vuoi aver compassione e fai misericordia a chi vuoi far misericordia (cfr. Es 33,19). Tu dunque hai voluto che ti amassimo, perché non avremmo potuto essere salvati con giustizia se non amando te. E non potevamo amarti se questo amore non fosse proceduto da te. Perciò, o Signore, come dice l’apostolo del tuo amore e come già dicemmo: tu ci hai amato per primo, e per primo ami tutti quelli che ti amano (cfr. 1Gv 4,19). Responsorio (Is 52,9-10; Gv 3,17) R. Il Signore ha consolato il suo popolo, ha riscattato Gerusalemme. Il Signore ha snodato il suo santo braccio davanti a tutti i popoli. * Tutti i confini della terra vedranno la salvezza del nostro Dio. V. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui. R. Tutti i confini della terra vedranno la salvezza del nostro Dio.