Informazioni Liturgiche
- Grado
- Memoria
- Tempo
- ORDINARIO
- Settimana
- XXXIII
- Salterio
- I
- Ciclo / Biennale
- A / II
Ufficio delle Letture (Biennale)
BIENNALE
33a SETTIMANA
Anno Pari
Martedi
Prima Lettura
Dal primo libro dei Maccabei (6,1-17) La fine di Antioco Il re Antioco percorreva le regioni settentrionali e seppe che c’era in Persia la città di Elimaide, famosa per ricchezza e argento e oro; che c’era un tempio ricchissimo, dove si trovavano armature d’oro, corazze e armi, lasciate là da Alessandro figlio di Filippo, il re macedone che aveva regnato per primo sui Greci.
Allora vi si recò e cercava di impadronirsi della città e di depredarla, ma non ci riuscì, perché il suo piano fu risaputo dagli abitanti della città che si opposero a lui con le armi; egli fu messo in fuga e dovette ritirarsi con grande tristezza e tornare in Babilonia.
Venne poi un messaggero in Persia ad annunziargli che erano state sconfitte le truppe inviate contro Giuda, che Lisia si era mosso con un esercito tra i più agguerriti ma era rimasto sconfitto davanti a loro; che si erano rinforzati con armi e truppe e ingente bottino, riportato dagli accampamenti che avevano distrutti; che inoltre avevano demolito l’idolo da lui innalzato sull’altare in Gerusalemme, che avevano circondato con mura alte come prima il santuario e anche Bet-Zur, che era una sua città.
Il re, sentendo queste notizie, rimase sbigottito e scosso terribilmente; si mise a letto e cadde ammalato per la tristezza, perché non era avvenuto secondo i suoi desideri. Rimase così molti giorni, perché si rinnovava in lui una forte depressione e credeva di morire. Chiamò tutti i suoi amici e disse loro: «Se ne va il sonno dai miei occhi e ho l’animo oppresso dai dispiaceri; ho pensato: in quale tribolazione sono giunto, in quale terribile agitazione sono caduto io che ero così fortunato e benvoluto sul mio trono! Ora mi ricordo del male che ho fatto in Gerusalemme, portando via tutti gli arredi d’oro e d’argento che c’erano e mandando a sopprimere gli abitanti di Giuda senza ragione.
Riconosco che a causa di tali cose mi colpiscono questi mali: ed ecco muoio nella più nera tristezza in paese straniero». Poi chiamò Filippo, uno dei suoi amici, lo costituì reggente su tutto il suo regno e gli diede il diadema e la veste regia e l’anello con l’incarico di guidare Antioco suo figlio e di educarlo al regno. Il re Antioco morì in quel luogo nel centoquarantanove. Lisia fu informato che il re era morto e dispose che regnasse Antioco figlio di lui, che egli aveva educato fin da piccolo, e lo chiamò Eupatore.
Responsorio (Lc 1,51-52; 18,14)
R. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore, * ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili.
V. Perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato.
R. Ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili.
Seconda Lettura
Dalla "Confessione teologica" di Giovanni di Fécamp, abate (Parte 2,3-4)
Cristo buon Pastore intercede per noi miseri
Ti ringrazio per l’incarnazione e la nascita del Figlio tuo e per la sua gloriosa Madre, mia Signora, dalla quale confido di essere molto aiutato presso la tua misericordia. Ti ringrazio per la sua passione e la sua croce, per la sua morte e la sua risurrezione, per la sua ascensione al cielo e perché ora siede con potenza alla tua destra. Ti ringrazio per tutti i suoi insegnamenti e le sue opere, perché con questi esempi ci forma e ci educa a condurre una vita santa e irreprensibile.
Ti ringrazio per quella meravigliosa effusione del suo prezioso sangue da cui siamo stati redenti, e insieme per il sacro mistero salvifico del suo corpo e del suo sangue, che ogni giorno ci nutre e ci santifica nella tua santa Chiesa e ci rende partecipi dell’unica somma divinità.
Ti ringrazio per la tua infinita misericordia, Signore Dio nostro, per tutta la pietà con cui ti sei degnato in modo così straordinario di venire in nostro soccorso: di noi, ormai perduti per il peccato, e salvati dallo stesso tuo Figlio nostro redentore, «il quale è stato messo a morte per i nostri peccati ed è risuscitato per la nostra giustificazione» (Rm 4,25). Egli ora vive per sempre alla tua destra intercedendo per noi miseri, come buon pastore e vero sacerdote che condivide le sofferenze del gregge fedele acquistato con il suo sangue. Insieme a te ne ha compassione, perché anch’egli è Dio, da te generato, coeterno e consustanziale a te in tutto: perciò può salvarci per sempre, perché essendo Dio è anche onnipotente.
Egli stesso poi è stato costituito da te giudice dei vivi e dei morti. Tu infatti non giudichi nessuno, ma hai affidato ogni giudizio al Figlio, nel cui petto è racchiuso ogni tesoro di scienza e di sapienza, per essere un giudice e un testimone perfettamente giusto e veritiero, affinché nessuna coscienza possa sfuggire al suo sguardo.
A stento il giusto si salverà al suo tremendo esame: e io, che sono così miserabile, che cosa dirò, che cosa farò quando sarò presentato al suo tribunale, io che ho trasgredito quasi tutti i suoi comandi? Ma ti prego, Dio Padre pieno di misericordia, per lo stesso giudice eterno, per colui che è la «vittima di espiazione dei nostri peccati» (1Gv 2,2), concedimi la contrizione del cuore e il dono delle lacrime, affinché pianga incessantemente, giorno e notte, le ferite della mia anima, perché questo è il tempo della misericordia e il giorno della salvezza. Le mie molte malvagità e i miei innumerevoli peccati, che ora sono nascosti, non appaiano nel giorno di quel tremendo giudizio davanti agli angeli e agli arcangeli, ai profeti e agli apostoli, ai santi e a tutti i giusti. Abbi pietà di me, Signore, abbi pietà di me, tu che dici: «Io non godo della morte dell’empio, ma che l’empio desista dalla sua condotta e viva» (Ez 33,11).
Responsorio (Tt 13,1.2; cfr. Dn 3,40.26.42)
R. Benedetto Dio che vive in eterno egli castiga e usa misericordia, fa scendere negli abissi della terra e fa risalire dalla grande perdizione. * Non c’è delusione per coloro che confidano in lui.
V. Benedetto il Signore, Dio dei nostri padri, che ci tratta secondo la grandezza della sua misericordia.
R. Non c’è delusione per coloro che confidano in lui.