Informazioni Liturgiche
- Grado
- Feria
- Tempo
- ORDINARIO
- Settimana
- XXXIII
- Salterio
- I
- Ciclo / Biennale
- A / II
Ufficio delle Letture (Biennale)
BIENNALE
33a SETTIMANA
Anno Pari
Mercoledi
Prima Lettura
Dal primo libro dei Maccabei (9,1-22) Giuda Maccabeo muore in battaglia Demetrio seppe che era morto Nicanore ed era stato distrutto il suo esercito in combattimento e decise di mandare di nuovo Bacchide e Alcimo in Giudea e l’ala destra dell’esercito con loro. Seguirono la via di Gàlgala e si accamparono sopra Mesalot in Arbela; la occuparono prima e vi fecero morire molti uomini.
Nel primo mese dell’anno centocinquantadue posero il campo contro Gerusalemme. Poi lo tolsero e si portarono a Berea con ventimila uomini e duemila cavalli. Giuda era accampato in Elasa con tremila uomini scelti. Quando videro la massa di un esercito così numeroso, ne rimasero sgomenti e molti si dileguarono dal campo e non rimasero che ottocento uomini.
Giuda vide che il suo esercito si disgregava mentre la battaglia incalzava; si sentì venire meno il cuore, perché non aveva possibilità di radunare i suoi, e tutto affranto disse ai superstiti: «Alziamoci e andiamo contro i nostri avversari, se mai possiamo debellarli». Ma lo dissuadevano dicendo: «Non riusciremo ora se non a mettere in salvo noi stessi, ma torneremo poi con i nostri fratelli e combatteremo; da soli siamo troppo pochi». Giuda disse: «Non sia mai che facciamo una cosa simile, fuggire da loro; se è giunta la nostra ora, moriamo da eroi per i nostri fratelli e non lasciamo ombra alla nostra gloria». L’esercito nemico uscì dal campo schierandosi contro i Giudei: la cavalleria si divise in due ali e i frombolieri e gli arcieri precedevano lo schieramento; i più validi erano in prima fila e Bacchide stava all’ala destra. La falange si mosse avanzando ai due lati e al suono delle trombe; anche dalla parte di Giuda si diede fiato alle trombe.
La terra fu scossa dal fragore degli eserciti; si scatenò la battaglia che durò dal mattino fino a sera. Giuda notò che Bacchide e la parte più forte dell’esercito era a destra: allora si unirono a lui tutti i più coraggiosi e fu travolta l’ala destra dal loro urto ed egli l’inseguì fino al monte di Asdod.
Ma quelli dell’ala sinistra, vedendo che era stata sconfitta l’ala destra, si volsero sugli stessi passi di Giuda e dei suoi uomini assalendoli alle spalle. Così si accese la battaglia e caddero feriti a morte molti da una parte e dall’altra; cadde anche Giuda e gli altri fuggirono.
Gionata e Simone raccolsero Giuda loro fratello e lo seppellirono nel sepolcro dei suoi padri in Modin. Tutto Israele lo pianse: furono in gran lutto e fecero lamenti per molti giorni, esclamando: «Come è caduto l’eroe che salvava Israele?». Il resto delle imprese di Giuda e delle sue battaglie, degli eroismi di cui diede prova e dei suoi titoli di gloria non è stato scritto, perché troppo grande era il loro numero.
Responsorio (Cfr. 1Mac 4,8.9.10)
R. Non temete gli assalti dei nemici; ricordate come i nostri padri furono salvati. * Alziamo la nostra voce al cielo, perché il nostro Dio ci usi benevolenza.
V. Ricordatevi dei suoi prodigi, contro il faraone e il suo esercito nel Mare Rosso.
R. Alziamo la nostra voce al cielo, perché il nostro Dio ci usi benevolenza.
Seconda Lettura
Dal trattato "Sul bene della morte" di sant’Ambrogio, vescovo (Cc. 3,9; 4,15)
Portiamo sempre e dovunque la morte di Cristo
Dice l’Apostolo: «Il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo» (Gal 6,14). Inoltre, perché sappiamo che anche vivendo possiamo avere una morte, ma buona però, ci esorta a portare «sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù», perché colui che avrà avuto in sé la morte di Gesù, avrà nel suo corpo anche la vita del Signore Gesù (cfr. 2Cor 4,10).
Allora operi pure in noi la morte, perché compia la sua opera anche la vita. Venga una buona vita dopo la morte, cioè, una buona vita dopo la vittoria, una buona vita al termine della battaglia. La legge della carne non sia più in grado di opporsi alla legge dello spirito, e non vi sia più nessuna lotta con il corpo mortale, ma nel corpo mortale regni la vittoria. E non saprei dire io stesso se questa morte non abbia maggiore potenza della vita.
Certo mi sento spinto dall’autorità dell’Apostolo che dice: «In noi opera la morte, ma in voi la vita» (2Cor 4,12).
La morte di uno solo, a quanti popoli portò la vita! Perciò insegna che noi, posti in questa vita, dobbiamo desiderare tale morte, perché la morte di Cristo risplenda nel nostro corpo, quella morte beata per mezzo della quale «l’uomo esteriore si va disfacendo, perché quello interiore si rinnovi di giorno in giorno» (2Cor 4,16) e la nostra abitazione terrestre venga disfatta (cfr. 2Cor 5,11) e così ci si apra la dimora celeste.
Pertanto imita la morte colui che si sottrae alla complicità di questa carne e si scioglie da quelle catene di cui parla il Signore per mezzo di Isaia: Sciogli le catene inique, togli i legami del giogo, rimanda liberi gli oppressi e spezza ogni giogo (cfr. Is 58,6).
Il Signore permise che sottentrasse la morte perché cessasse il peccato. Ma perché a sua volta la morte non segnasse la fine della natura, fu data la risurrezione dei morti. Così per mezzo della morte veniva a cessare la colpa e per mezzo della risurrezione la natura restava per sempre.
Questa morte dunque è il passaggio obbligato per tutti. Bisogna che la tua vita sia un passaggio continuo, che tu compia un passaggio dalla corruzione all’incorruzione, dalla mortalità all’immortalità, dai turbamenti alla quiete. Non ti disgusti perciò il nome della morte; ti allietino, invece, i benefici di un transito felice.
In realtà che cosa è la morte se non la sepoltura dei vizi e la risurrezione delle virtù? Per cui anche Balaam ha detto: «Possa io morire della morte dei giusti» (Nm 23,10), vale a dire: che io sia sepolto in modo da deporre i vizi e da rivestire la grazia dei giusti, i quali portano sempre e dappertutto nel loro corpo e nella loro anima la morte di Cristo.
Responsorio (Cfr. 2Tm 2,11-12; Sir 1,20)
R. Certa è questa parola: Se moriamo con Cristo, vivremo anche con lui; * se con lui perseveriamo, con lui anche regneremo.
V. L’uomo paziente sopporterà fino alla sua ora; alla fine sgorgherà la sua gioia.
R. Se con lui perseveriamo, con lui anche regneremo.